La pedagogia dello sport

La pedagogia dello sport è una scienza, sconosciuta ai più. Tuttavia voglio parlarne perché prima di essere preparatore, nasco come educatore.

Ci ho messo un po’ per fare sintesi dei diversi percorsi formativi, ma li ritengo importanti per lo stile ed il metodo di lavoro che ho.

Lo sport è sempre stato territorio ricco di contributi da diverse scienze. Da quelle più strettamente legate come fisiologia, fino a quelle scienze definite “umanistiche” come la pedagogia.

Il rischio è di considerare queste discipline come qualcosa di esterno o di scarsa importanza. Tuttavia riveste un ruolo primario, in quanto il suo scopo è quello di studiare i problemi educativi nello sport. Quali sono?

Pensiamo semplicemente all’importanza di una relazione forte e positiva tra atleta e allenatore. Oppure alle capacità relazionali che sono richieste per allenare un’intera squadra. Oppure alla capacità da parte dell’atleta di educarsi a nuovi approcci ed abitudini di allenamento.

In questo articolo insieme vedremo:

Sei pronto? Si parte!

La pedagogia dello sport: i campi di applicazione

“Il lavoro dell’allenatore è quello di vendere il suo prodotto, il suo stile, convincendo i giocatori a comprare ciò che lui vende, la sua mentalità, le sue indicazioni” – Dan Peterson

La pedagogia dello sport è una disciplina che si occupa di diversi aspetti. È infatti legata a diverse dimensioni quali i valori, il corpo, il movimento.

pedagogia dello sport

I valori

I valori alla base dello sport garantiscono lo sviluppo individuale e la socialità di una persona. La relazione allenatore – atleta è educativa perché mira al cambiamento di alcuni comportamenti, abitudini e sistemi di credenze, in modo da portare l’atleta alla condivisione di un valore.

La massima espressione dei valori di un atleta avviene attraverso la competizione, proprio per questo molti atleti non sono in grado di viverla con equilibrio e la vivono come uno scontro.

Curiosamente il termine competizione ha un significato totalmente opposto: deriva da cum-petere, vale a dire “incontrarsi”, “ricercare insieme”, “tendere insieme verso la meta”. 

Per questo motivo allenatore e atleta “competono” perché rappresentano la teoria e l’azione del processo di allenamento. E come tutti i processi.. richiede tempo.

Quando arrivano i risultati? Quando la relazione tra i due è positiva, sincera e aperta al confronto. Perché il valore principale è e resta l’atleta come persona in relazione con altri.

Il corpo

Un secondo campo di applicazione è il corpo e la sua complessità (biologica, anatomica, psichica…) in quanto la pedagogia dello sport studia con quali mezzi avviene il processo educativo, tenendo conto di fattori interni (psicologici, culturali…) ed esterni (sociali, politici…) che influiscono sull’educazione.

Compito dell’allenatore è accompagnare l’atleta ad uno stato di autonomia, perlomeno organizzativa.

Un esempio? Uno degli errori più frequenti che riscontro è la difficoltà nel quantificare correttamente il tempo per allenarsi perché si è sempre portati a sovrastimare il tempo a disposizione.

I risultati ed i successi personali non si fondano sull’ottimismo, quanto sull’essere ancorati solidamente alla realtà, così da alzare il livello di performance nonostante il poco tempo a disposizione, il lavoro, gli imprevisti e la famiglia.

Già, perché un altro errore che si tende a fare è quello di assolutizzare la bici e tutto ciò che vi ruota intorno a danno delle relazioni. Ora, non avere una solida base relazionale a sostegno dei propri impegni è causa di insuccessi e frustrazioni. Ciò che conta è l’equilibrio, ricordandosi costantemente della propria scala di valori.

Il movimento

Il movimento è parte integrante dell’uomo: siamo nati per muoverci. La maggior parte degli studi indicano il movimento come fattore di prevenzione, come elemento fondamentale del benessere.

Per tenersi in movimento e per mantenere alta la motivazione occorre una cosa: un metodo, una struttura entro la quale muoversi. L’importante è variare anche lo stimolo, quindi variare gli allenamenti.

Non solo. Significa anche variare i mezzi di allenamento, nel senso che la bici richiede alcune attività complementari per agire a 360° sul concetto di benessere. La bici non è l’unico mezzo di allenamento.

Ne parlo anche nella guida all’allenamento che ho scritto. La trovi qui.

Pedagogia dello sport
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La pedagogia dello sport: la relazione allenatore – atleta

“Se l’autorevolezza di un allenatore deriva dall’urlare, io non ne ho. A me chi urla non trasmette niente, mentre ci sono persone che parlano piano e infondono sicurezza” – Max Allegri

La pedagogia dello sport è fondamentale nella ricerca della costruzione di una positiva relazione allenatore-atleta.

Nel corso degli anni si è sempre più diffusa l’idea che l’allenatore non sia soltanto un tecnico, responsabile della preparazione atletica, ma anche un educatore che trasmette un sistema di credenze e di valori con il suo essere ed il suo fare.

Educazione deriva da “e-ducere”, vale a dire “tirare fuori”; in quest’ottica l’allenatore ha un ruolo educativo, in quanto è capace di tirare fuori il massimo dalle capacità dei suoi atleti, mettendoli nelle condizioni migliori di rendere al meglio.

Fortunatamente si sta diffondendo sempre più questa consapevolezza, a scapito della scuola di pensiero che vede il preparatore/allenatore come “il maestro”: atteggiamento autoritario, teso al raggiungimento del risultato, incapace di stringere legami profondi con i suoi atleti.

Viviamo in una società che esalta l’aggressività verso gli altri come strumento per aumentare la propria stima sociale. Dalle serie TV (chi si ricorda dottor House ed i suoi emuli?) ai programmi (Masterchef?) la figura che detiene il sapere e la competenza può permettersi di trattare male gli altri.

Bastone e carota, un colpo al cerchio ed uno alla botte… un approccio che difficilmente tira fuori il meglio dall’atleta.

Questione di stile

C’è bisogno di un nuovo stile in cui le competenze vadano di pari passo con la qualità della relazione. Non basta un titolo per dire che sei bravo e competente, non più. C’è bisogno di attenzione e ascolto. 

Due sono gli insegnamenti che ho appreso in questi anni, qualità che reputo fondamentali in un allenatore:

  • la capacità di far sentire “unico” un’atleta, anche se non lo è davvero (e lui lo sa);
  • la capacità di “proteggerlo” dal suo peggior nemico: sé stesso.

Il tutto passa attraverso il concetto di autonomia. E uno dei modi per favorirla è imparare a dare un feedback: ne parlo in questo articolo, clicca qui.

Utilizzare il bastone con un atleta “in precario equilibrio” non farà altro che farlo crollare. Lo stile non è quello di non farlo cadere, ma sostenerlo ed incoraggiarlo nelle difficoltà che incontra.

L’autorevolezza, non l’autorità, la conquisti sul campo costruendo insieme a chi segui un programma che sia il più possibile adatto a “tirare fuori il meglio”.

“Allenare significa affrontare una serie infinita di sfide: la maggior parte di esse ha a che vedere con la fragilità dell’essere umano” – Alex Ferguson”

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Buona strada

Tiziano

Tiziano Cosio

Mi occupo di allenamento, biomeccanica e formazione nello sport. Aiuto squadre, professionisti e atleti amatoriali a migliorare le loro prestazioni.

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