Analisi allenamento: come scrivere un grande report

Come scrivere un grande report è un elemento fondamentale all’interno dell’analisi di allenamento. Perché?

Spesso si è convinti che l’analisi dell’allenamento consista nel prendere i dati dell’uscita da Strava, inserirli all’interno del software, verificare quanto eseguito. Stop.

Niente di più sbagliato.

Quella che ho descritto in modo rapido è solo una delle tre parti dell’analisi.

L’analisi dell’allenamento è composta da tre parti:

  • valutazione oggettiva;
  • valutazione soggettiva dell’atleta;
  • feedback dell’allenatore.

Se la valutazione oggettiva avviene attraverso l’analisi dati, quella soggettiva è attraverso le parole dell’atleta.

Questo crea un problema: non siamo abituati a scrivere report di allenamento, né ad ascoltarci e descrivere il nostro vissuto.

Scrivo questo articolo pensando ai miei atleti attuali e futuri, ma anche a chi semplicemente vuole tenere un diario dei propri allenamenti utilizzando uno schema collaudato.

Vedremo insieme i passi da seguire per scrivere un gran report:

Sei pronto? Si parte!

Analisi allenamento: perché scrivere il report

Come per qualsiasi aspetto di novità nel mondo dell’allenamento, partiamo ponendoci una domanda: perché è importante che io sappia scrivere un report?

Per rispondere dobbiamo fare un salto al di là dello schermo e metterci nei panni del nostro preparatore.

Cosa ci dicono i numeri? La cadenza, la potenza, la frequenza cardiaca… potremmo continuare a lungo perché i dati che raccogliamo con i nostri sensori sono davvero tantissimi.

Ma non sono sufficienti.

I dati ci raccontano una parte dell’allenamento, non tutto. Non ci dicono com’è stato l’atleta, come si è sentito, se ha avuto difficoltà o problemi… o al contrario se è stato benissimo.

Per un’analisi completa abbiamo bisogno di sapere il suo vissuto. Lavorando online nel 2021 possiamo sfruttare sia il canale scritto che quello vocale. E non è poco.

Lo schema che andremo a vedere si può applicare ad entrambi, anche se personalmente preferisco la parola scritta.

Questa ha bisogno di essere elaborata, pensata e trascritta, evitando che emozioni positive e negative escano di getto. Già questo è un primo passo: è un’autoanalisi.

I limiti

Quando si chiede ad un atleta di scrivere un report di allenamento il pericolo è uno: che non sappia cosa scrivere.

Questo disorientamento causa tre tipi di risposte diverse. L’atleta:

  • non scrive il report;
  • scrive un report inutile ai fini dell’analisi, con descrizioni semplici;
  • scrive un report talmente lungo da far impallidire lo scrittore più scarso (causando lo svenimento dell’allenatore). Di cosa parlo? Dei wall text. Non sapendo bene cosa scrivere… scrive tutto. Tipo così:

C’è poi un quarto caso, ma rappresenta un’eccezione. Sono quegli atleti che hanno capito quali sono le informazioni più importanti e vanno dritti al punto. Cosa scrivono?

Analisi allenamento: come scrivere il report

Dopo aver visto il perché ed il come, andiamo sull’aspetto pratico. Come e cosa ci deve essere scritto in un report affinché sia funzionale all’analisi?

Sono tre gli elementi da includere:

  • la voglia di pedalare ed allenarsi;
  • la valutazione della prestazione;
  • la descrizione della prestazione.

Hai voglia di allenarti? Di uscire, di pedalare?

Questa è la prima informazione importante da sapere. La prima domanda che ci si deve porre.

Non avere sempre voglia di agganciare le tacchette non è un peccato. Può capitare. Tuttavia questo è un aspetto da tenere in considerazione, soprattutto se uno stato negativo si protrae a lungo.

Così come stati di perenne “fame” di bici devono essere sempre contestualizzati.

Valutare l’umore prima di salire in sella è importante, soprattutto per un amatore che non è pagato per farlo: il lavoro, la famiglia, gli imprevisti sono tutti elementi che incidono in modo significativo sull’umore e sulla prestazione.

L’affaticamento fisico e mentale incide non solo sulla prestazione in sella, ma a priori: sulla scelta di pedalare.

Un modo semplice è dato dall’utilizzo degli emoticon.

Può far sorridere, ma il loro utilizzo su piattaforme importanti come TrainingPeaks o CoachPeaking non è casuale.

Si tratta di una autovalutazione che richiede non più di qualche secondo ed è in grado di creare un database del nostro umore.

Infatti il loro utilizzo ha una duplice funzione: possono essere sia correlati con l’allenamento svolto quel giorno ed è possibile monitorare l’andamento dell’umore, della voglia di allenarsi per periodi più o meno lunghi.

In questo modo si possono individuare eventuali periodi di stress eccessivo, intervenendo sugli elementi che siamo in grado di controllare. Tra questi anche il carico di allenamento.

Analisi allenamento: la scala di Borg

Si tratta di una scala di valutazione del RPE (Rate Perceived Exertion – scala di percezione dello sforzo), con un punteggio da 1 a 20, anche se di fatto parte da un valore di 6.

Nel corso degli anni ha subito modifiche e semplificazioni: è stata introdotta la scala CR10 (category ratio
anchored at number 10)
che utilizza un sistema di misurazione da 1 a 10 (Borg, 1982).

Possiamo sintetizzare le due scale in questo modo:

Il funzionamento si basa sulla capacità dell’atleta di valutare il grado di sforzo affrontato durante l’allenamento ed assegnare un punteggio.

Le due scale possono essere utilizzate indistintamente, in quanto mostrano un ottimo grado di correlazione (Arney et al., 2019).

Personalmente consiglio di usare la Borg CR10. Siamo abituati a valutare e ad essere valutati con la stessa scala sin dalla scuola, inoltre la riduzione dei numeri permette un utilizzo della scala più semplice.

Ad allenamento terminato si va a dare un voto sulla percezione della fatica avvertita durante l’allenamento. Si valuta l’intera uscita con particolare attenzione allo sforzo percepito nelle parti più intense e più importanti dell’allenamento.

Un esempio

Allenamento 6*3′ Z5 (3’rec.). La valutazione deve essere fatta dando maggior peso alla parte centrale dell’allenamento, vale a dire l’esecuzione degli intervalli in Z5. Riscaldamento e defaticamento finale hanno minor peso nella valutazione.

Se sull’intera attività il voto potrebbe essere un 6, dando peso alla parte più intensa potrebbe arrivare ad un 8. Due valutazioni molto diverse.

Il report dell’atleta

Abbiamo valutato come fare una rapida valutazione pre e post. Ci sono però alcuni dettagli che non emergono dai dati in modo chiaro.

Alcuni aspetti da specificare sono: se l’uscita era in gruppo o in solitaria, se ci sono stati particolari problemi e/o eventi.

Se ci sono state pause? Quello non serve, dall’analisi si vedono.

Quello che conta in questa fase è esplicitare nel modo più preciso e conciso possibile quali sono le sensazioni, le difficoltà o gli aspetti positivi riscontrati durante la pedalata.

Solitamente l’allenatore non è con l’atleta, né ha poteri paranormali come la capacità di leggere i pensieri a distanza, né tantomeno può apparire come un angelo per osservare l’andamento dell’uscita.

Dare informazioni importanti è responsabilità dell’atleta.

Ovviamente c’è allenamento e allenamento. Per una breve uscita di scarico può andare un “tutto bene” oppure un “bene, ma ho trovato un gruppo e da scarico l’uscita si è trasformata in bagarre”.

Queste sono informazioni importanti. Essere trasparenti, sinceri e precisi è la base per poter collaborare bene.

Un esempio

Allo stesso modo è importante dare le giuste informazioni nelle uscite lunghe. La stessa uscita può essere descritta in modi molto diversi. Prendiamo il caso di un’uscita libera, con indicazioni generali.

“Sensazioni negative ad inizio uscita, poi in miglioramento. Affrontate tre salite a buon ritmo: 300 – 310 – 295 Watt.”

“Non avevo molta voglia, però ho fatto le tre salite come programma. Ero da solo e ho preferito affrontarle variando un po’ il ritmo tra SS e Z5 per non annoiarmi. Alla fine mi sentivo stanco, quindi non ho eseguito la seconda parte dell’attività. Rientro difficoltoso a causa del vento, sono arrivato a casa sfinito”.

Stessa uscita, una differenza di informazioni incredibile. La prima ci dà qualche informazione, la seconda molto di più. Già, ma cosa? L’atleta era da solo e ha:

  • espresso la sua preferenza nella gestione del ritmo in salita;
  • individuato un limite nella sua prestazione;
  • segnalato un imprevisto.

L’errore più grande che può fare l’atleta è concentrarsi sui numeri: dai dati al risultato finale. Indicare i Watt è un’informazione di scarsa importanza, si vede già in sede di analisi.

Allo stesso modo è inutile scrivere il risultato finale senza riportare punti di forza e difficoltà riscontrate.

Il report perfetto sarà qualcosa di molto simile a quello dell’esempio, con l’aggiunta della valutazione RPE.

In sintesi

  • Il processo di allenamento è un percorso condiviso che vede l’impegno di due (TA più) persone;
  • Scrivere un buon report mette il preparatore nelle condizioni di svolgere un’analisi più approfondita e di conoscere meglio l’atleta;
  • Il report dovrebbe essere formato da: umore iniziale, commento, rpe.

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Buona strada

Tiziano

Tiziano Cosio

Mi occupo di allenamento, biomeccanica e formazione nello sport. Aiuto squadre, professionisti e atleti amatoriali a migliorare le loro prestazioni.

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